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Crollo Borsa
Il crollo delle Borse sta offrendo ottime opportunità di guadagno soprattutto ai day-trader, cioè investitori che hanno un’ottica temporale dei loro investimenti di brevissimo periodo. Anche con un capitale molto modesto è possibile inserirsi in questo contesto di elevata volatilità per effettuare veloci “mordi e fuggi” (dalla durata di pochi minuti) sui titoli che presentano quotidianamente i sintomi della “debolezza cronica”. Nel mio ebook Trading a Capitali Ridotti spiego dettagliatamente il modo in cui è possibile organizzarsi al meglio per diventare dei bravi mini day-trader in modo tale da potersi creare nel tempo delle interessanti rendite finanziarie.

Già lunedì 9 marzo avevo cominciato a interessarmi a Impregilo (simbolo: IPG), un titolo appartenente all’indice S&P/Mib40, in quanto mostrava un grafico decisamente propedeutico per ulteriori approfondimenti ribassisti. In quella seduta riuscivo a shortare (vendere allo scoperto) il titolo da 1,842 fino a 1,81 ottenendo circa 60 euro netti in pochi minuti (vedi anche il post relativo sul mio blog Crescita Finanziaria 3x), ma mancavo per un soffio il successivo spike ribassista (l’ultima ondata di vendite) che portava il titolo in pochi secondi fino a 1,73 con conseguente sospensione per eccesso di ribasso! Peccato! A fine seduta ecco come si presentava il grafico giornaliero del titolo.


Nella seduta di martedì 10 marzo ho continuato a seguire il titolo sempre alla ricerca di un punto di svolta del mercato (gli ND Point che spiego minuziosamente nel mio ebook). Dopo aver individuato un ND Point su una soglia psicologica rilevante (1,70), avevo anche notato che il titolo mostrava una certa debolezza nonostante l’indice principale di mercato stesse confezionando un rimbalzo verso l’alto abbastanza deciso.

Studiando il grafico intraday a 5 minuti ho visto che il titolo stava formando un triangolo discendente ribassista ed era vicinissimo ad effettuare il breakout del minimo di giornata posto a 1,721. Ho pensato così di anticipare il mio ingresso short a 1,72 piuttosto che sul breakout dell’ND Point posto a 1,70. In meno di 3 minuti i prezzi crollano fino in area 1,67 configurando un classico panico da vendite (panic selling). Esco a 1,684€ portando a casa 82 euro netti.

Da notare che il capitale investito, utilizzando leva 10 e considerando che ho venduto allo scoperto 2500 azioni a 1,72€, è stato pari a 430 euro per un ROI del 19% in circa 3 minuti. Questo è Trading a Capitali Ridotti!

Alla prossima!

A cura di Nicola D’Antuono,
Autore dell’ebook “Trading a Capitali Ridotti”

Per costruire un capitale non hai bisogno di fortuna, hai bisogno di metodo. Un articolo sul trading on-line e come ottenere quel rendimento del 2% al mese sul capitale.

“Il miglior modo per fare soldi divertendosi è quello di trasformare i soldi nel tuo hobby e non nel tuo dio.”

Scott Alexander.

L’esempio del rendimento del 2% non è proprio piaciuto a tooby:

“2% mensile significa che 100 euro dopo un anno diventano intorno ai 125-130 (dipende dal tipo di interesse corrisposto). Non esiste un investimento che possa garantire un tasso del 25% annuo, a meno di non garantire un rischio altrettanto stratosferico. E per arrivare a simili rendimenti, perdonami il francesismo, ma serve una gran botta di c**o, da sostenere per 20 anni. Roba che neanche Gastone…”

Sono d’accordo con tooby: credo che sia difficile avere un rendimento sul capitale del 2% al mese, ma non impossibile. Perché dovrei precludermi ogni possibilità? Per quanto mi riguarda preferisco chiedermi: come posso avere quel 2% al mese?

In questo articolo voglio parlarti di una delle possibili risposte a questa domanda.

Da ormai qualche anno sono appassionato di trading on-line. In realtà la finanza mi ha da sempre affascinato: film come Wall Street di Oliver Stone o libri come Reminiscences of a Stock Operator, fanno da tempo parte della mia lista degli “imperdibili”. Ma solo nell’ultimo periodo ho deciso di operare in prima persona.

Ogni giorno le borse mondiali sono attraversate da miliardi di euro che si muovono come le onde di un oceano smisurato. Facendo trading on-line hai la possibilità di surfare quelle onde o di esserne travolto.

Mi reputo un surfer… pardon, un trader principiante, ma mi piacerebbe condividere con te qualche consiglio pratico per approcciare il mondo del trading on-line e magari ottenere proprio quel 2% al mese:

  • Non investire i soldi per il supermercato. Se decidi di iniziare ad investire in borsa, avrai bisogno di un piccolo capitale da cui partire. 2.000 € possono essere più che sufficienti per fare i primi esperimenti. Ciò che conta è che i soldi che decidi di impegnare siano soldi di cui non hai urgente bisogno. Perché questo? Per almeno 2 motivi: a) molto probabilmente prima di iniziare a guadagnare seriamente in borsa, perderai gran parte del tuo capitale iniziale. b) per fare trading on-line devi avere a disposizione un capitale dedicato per sfruttare al meglio le occasioni che si presentano.
  • Scegli gli strumenti giusti. Internet oggi offre decine di piattaforme per il trading on-line. In Italia puoi scegliere di iniziare con Trading Fineco: 100 euro per investire e conto gratis. O con Directa: commissioni competitive e piattaforma mobile all’avanguardia. Per quanto mi riguarda ho scelto Fineco: i servizi di trading offerti sono completi ed i costi totali di gestione del conto sono accettabili.
  • Specializzati. Futures, opzioni, forex, azioni, ETF, fondi, PAC, Wall Street, DAX. Investire oggi è un po’ come andare al mercato del pesce: trovi di tutto e di più. Ma il segreto del successo in borsa è la specializzazione. Scegli uno strumento, scegli una piazza su cui operare ed impara tutto ciò che puoi imparare. Il resto è rumore di fondo.
  • Studia. Il mondo della crescita personale è stato invaso da venditori di fumo che promettono rendimenti in borsa a due cifre grazie alla frequentazione di un weekend di corsi (dal costo a 4 cifre!). Non voglio commentare, ti riporto solo una citazione molto nota tra i traders professionisti: “Chi sa operare…opera, chi non sa operare…insegna, chi non sa insegnare…fa consulenza, chi non sa fare consulenza…gestisce patrimoni”. Non farti abbindolare da questi ciarlatani: una volta scelto lo strumento finanziario su cui operare, studialo utilizzando le risorse gratuite in rete o i buoni vecchi libri di testo.
  • Adotta un metodo. Investendo in borsa perderai soldi. Questo però non significa che non riuscirai ad accrescere il tuo capitale. Puoi chiudere 8 operazioni su 10 in perdita e continuare ad ottenere quel famoso 2% (o più) al mese. Si tratta solo di avere il giusto metodo. Per quanto mi riguarda ho scelto di adottare il metodo ShoTrading. Ho scoperto questo sito grazie ad un mio amico di una investment bank londinese. ShoTrading è un sito di traders professionisti indipendenti che operano al rialzo e al ribasso sui titoli blue chips di Piazza Affari (ricordi il punto sulla specializzazione?). Il servizio a numero chiuso, unico in Italia, permette di accedere quotidianamente alle strategie dettagliate adottate dai traders di ShoTrading. Che tu scelga di seguire il trading system di un professionista o un tuo metodo, ciò che conta è che impari ad adottare regole di investimento ferree. Investire in borsa non è come scommettere sui cavalli: consistenza, costanza e metodo contano molto più di singoli colpi di fortuna.
  • Mentore - Segui un tuo mentore, trova una persona che usa la tua stessa strategia in borsa e ricalcolo solo se ha ottenuto gli stessi successi che hai avuto tu. Solo da chi lavora sul campo , che fa trading intrday o trading a medio lungo termine.

Fai anche tu trading on-line? E se si di quale tipo?

Lascia le tue esperienze nei commenti.

Questo articolo prende spunto da alcune mail che ho ricevuto in risposta al precedente articolo: “Tempo di crisi. Perché non approfittare?”

Alcuni amici mi hanno infatti chiesto se potesse essere il momento giusto per gettarsi nel trading on-line? La mia risposta è: “Perché no?”

Tuttavia vorrei precisare che ogni momento può essere quello giusto per giocare in borsa se lo si sa fare? Con la giusta guida si può imparare a guadagnare sia quando la borsa sale che quando scende. A tale scopo vi consiglio di fornirvi di qualche buona guida. (Ad es. “Scalping Intraday” del mio amico Guido Di Domenico, “Trading on line & opzioni” di Torcicoda & Capitanio, e altri interessanti titoli che potrete trovare alla voce “borsa” nel sito di Bruno Editore.

Un consiglio che vi do è però quello di provare a giocare per un po’ con i soldi del monopoli e stare a vedere come va. Quando i vostri risultati virtuali vi cominceranno a soddisfare potete metterci un po’ di soldi veri.

Da ex promotore finanziario consiglio altresì caldamente di non investire mai tutti i propri risparmi nel trading on-line.

Una gestione saggia delle proprie risorse finanziarie è quella in cui in tale quota non supera il 10%, 20% se siete spericolati.
Anche se avete pochi risparmi non vi consiglio di investirli tutti in una direzione. Se non ci si abitua a pensare seriamente al proprio futuro già quando si dispone di piccole somme non lo si farà mai. Il grosso del proprio risparmio va nel cosiddetto “security bucket” (il secchio della sicurezza).

Purtroppo il termine giocare in borsa tradisce un aspetto peculiare di questo tipo di attività. Il termine “gioco” richiama un po’ l’accanimento che alcuni mettono in altre attività come il gioco d’azzardo, il videopoker, il lotto, ecc…

Per riuscire bene in questo tipo di attività occorre acquisire quel distacco proprio del professionista. L’emotività, conseguenza spesso dell’inesperienza, in questo ambito non è permessa. Ma conoscendo le giuste tecniche si può operare con successo con azioni, opzioni e altri titoli derivati.

Tuttavia le sorprese che hanno causato la recente caduta dei mercati finanziari (la caduta di banche che si pensavano solidissime) confermano non solo l’ampia imprevedibilità di questi, ma anche l’esistenza di certe crepe nel sistema di quei controlli che si ritenevano infallibili.

Consiglio quindi di procedere con cautela e lavorare a lungo e con passione allo scopo di acquisire l’esperienza necessaria per riuscire a valutare ogni singola operazione in modo autonomo piuttosto che affidarsi esclusivamente alla “dritta” dell’amico di turno.

Nel prossimo articolo parleremo invece di cosa si potrebbe fare dal punto di vista imprenditoriale per sfruttare questo momento di crisi.

A Cura di Valter Romani,
Autore di “Scacco alle Bugie” e “Da Grande Sarò Ricco”

Chi segue le mie indicazioni ed i miei outlook macroeconomici si ricorderà molto bene di come dall’inizio del 2008 abbia sempre consigliato il posizionamento in titoli di stato tedeschi, preferendoli di gran lunga ai titoli di stato italiani.  Chi avesse partecipato ai seminari finanziari di fine 2008 e di inzio 2009 o chi avesse recentemente letto il libro intervista Banca Rotta ha recepito di come il titolo di stato tedesco potesse essere considerato come il titolo di stato più sicuro da detenere in portafoglio per dormire sonni tranquilli.  A distanza di oltre sei mesi mi sento di non avallare ancora questa ipotesi, in quanto ritengo, e non sono il solo, che anche il titolo tedesco (Bund a 10 anni e Bobl a 5 anni) possa in futuro riservare qualche spiacevole sorpresa (non è molto probabile, tuttavia è possibile, soprattutto per quello che sto per raccontare tra poco).

Il detto di borsa che ha sempre condizionato ed orchestrato le mie scelte di allocazione patrimoniale rimane sempre lo stesso: preferisco essere troppo prudente che esserlo troppo poco. Questa mia considerazione si origina da mutate valutazioni che caratterizzano lo scenario macroeconomico e le potenzialità della locomotiva tedesca. Iniziamo con lo snocciolare alcuni dati tutt’altro che confortanti: dopo i primi cinque mesi del 2009, la Germania presenta un deficit di bilancio drammatico, senza precedenti dal dopoguerra ad oggi, oltre 80 miliardi di euro (oltre il 4 % del PIL), esposizione che lascia presumere ad un consistente aumento della fiscalità diffusa al pari di quanto sta già avvenendo in Islanda, Irlanda e Regno Unito.

Il debito sul PIL è aumentato vertiginosamente, oltre l’80 % entro il 2010, l’export tedesco ha subito una violenta contrazione di oltre il 25 %, mentre il debito pubblico tedesco diventa il terzo debito più grande del mondo dopo quello di Giappone ed USA (in termini quantitativi). L’andamento della spesa pubblica ormai incontrollata (500 miliardi solo per tamponare le difficoltà del sistema bancario tedesco) inizia a far lievitare inquietanti preoccupazioni sul futuro del paese sassone, non è casuale infatti la corsa all’acquisto di lingotti d’oro da parte di piccoli risparmiatori tedeschi che hanno portato la Germania a diventare il primo compratore al mondo di lingotti d’oro nel primo trimestre dell’anno (davanti a Svizzera ed USA): l’opinione pubblica è molto sensibile all’argomento temendo un ritorno di ondate inflattive stile anni trenta.

Recentemente la cartellonistica stradale nelle grandi città tedesche è pervasa da una provocante propaganda del NSM (Neue Soziale Marktwirtschaft) che ostenta come in 50 anni il debito pubblico gravante su ogni bambino tedesco sia passato dai 188 euro del 1950 agli oltre 22.000 euro di oggi. Sostanzialmente iniziano ad emergere istanze popolari che pretendono un sensibile ridimensionamento del welfare tedesco. Anche la Germania adesso fa i conti con il turbocapitalismo e con la strategia scellerata di abbracciare “sine ulla dubitatione” i processi di delocalizzazione industriale per aumentare la competitività delle aziende tedesche: tutto questo invece a distanza di tempo si trasforma in un radicale cambiamento delle dinamiche produttive che mirano a distruggere e frantumare le potenzialità dei distretti industriali tedeschi a favore del ponte commerciale con la Cina.

Aumentano di settimana in settimana le richieste di aiuto dal mondo imprenditoriale che esige prestiti e garanzie sui prestiti per continuare a stare in piedi. In considerazione di quanto menzionato sino ad ora e vista la caduta vertigionosa dei tassi di interesse, non mi sentirei più tanto sereno nella detenzione di titoli di stato tedesco, visto il recente mutamento dello stato di salute della Germania. Infatti potrebbe essere poco prudente in questo momento di mercato, esporsi finanziariamente con un paese che si sta sgretolando molo velocemente e che soprattutto ha visto lievitare vistosamente in poco tempo il proprio debito pubblico. Per questo motivo consiglio più opportuno un posizionamento attraverso un fondo obbligazionario di area governativa oppure un fondo di liquidità che diversifichi al proprio interno con titoli di stato sia dal punto di vista geografico che temporale (quindi con scadenze di rimborso di varia lunghezza).

In molti lettori mi scrivono chiedendomi su come intenda investire il mio patrimonio visti i recenti rialzi di borsa e l’inconsistenza di rendimento odierno di una operazione pronti contro termine o di un BOT: la risposta non è univoca ma varia con il mutare delle condizioni di mercato, ad esempio vi posso anticipare come verrà investito il patrimonio dell’arca di noè finanziaria (una holding di investimento configurata in società per azioni) che abbiamo costituito lo scorso anno assieme ad oltre 50 piccoli investitori, ognuno dei quali ha investito attraverso microconferimenti di capitale: un terzo del patrimonio verrà utilizzato in una gestione flessibile curata tra tutti noi azionisti per l’ingresso sui mercati azionari ed obbligazionari, un terzo sarà allocato in un fondo di private equity che investirà in piccole e medie imprese del trivento, ed infine l’ultimo terzo verrà utilizzato per l’acquisizione di un impianto fotovoltaico di recente realizzazione con 500 KW di potenza in Puglia.

Lo scopo è quello di essere il più diversificati possibile, non solo con investimenti mobiliari tradizionali, ma anche con investimenti in capitale di rischio legati ad attività imprenditoriali concrete e redditizie. Ormai il rischio di un evento Cigno Nero sul mercato (dal nome della teoria economica avanzata dal Prof. Nassim Taleb, il quale definisce un evento Cigno Nero come un evento finanziario di portata planetaria che nessuno è in grado di ipotizzare) espone tutti noi a possibili fenomeni di polverizzazione della ricchezza, pertanto investimenti considerati fino a qualche mese fa da cassettista sicuro (come l’acquisto di un bund) dovrebbe essere completamente rivisitati sulla base di mutate condizioni di mercato dell’intero pianeta. Di certo chi era abituato a vivere con rendite di posizione dovrà iniziare a cambiare radicalmente le proprie abitudini ed aspettative di rendimento.

articolo : C’eravamo tanto amati di Eugenio Benetazzo

La politica monetaria di un paese, o di una comunità di stati, è completamente gestita dalle banche centrali. Le banche centrali hanno due poteri fondamentali, poteri che possiedono un gran peso macroeconomico, e che influenzano le interazioni e le interdipendenze tra i mercati (intermarket analysis). I due poteri di cui le banche centrali dispongono sono: variare il tasso di riferimento e stampare nuova moneta. A questo punto siamo di fronte a dei parametri che sono in grado di influenzare l’intero apparato economico e finanziario di un sistema sociale.

Lo scopo delle politiche monetarie è raggiungere l’equilibrio tra la domanda e l’offerta di moneta. La domanda di moneta è influenzata dal reddito (y) degli operatori sociali, unico parametro non controllabile dalle banche centrali, e dai tassi di interesse (i), mentre l’offerta di moneta (m) dipende dalla quantità di nuovo denaro immessa nel mercato, infatti ogni qual volta si stampa nuovo denaro la banca lo inserisce nel sistema acquistando titoli nel mercato finanziario (al contrario il ritiro di denaro dal sistema lo si effettua liquidando gli stessi titoli che la banca centrale possiede in portafoglio). L’equilibrio si raggiunge perciò “giocando” correttamente con tassi e offerta monetaria. Un aumento dei tassi necessita una riduzione dell’offerta monetaria per avere l’equilibrio del sistema, mentre una diminuzione dei tassi necessità l’aumento dell’offerta monetaria.

Su questo itinerario è semplice confondersi, ed intuire che un aumento dei tassi provochi deflazione, mentre una riduzione dei tassi provochi inflazione. In realtà non è proprio così, infatti è esattamente il contrario, e la spiegazione di ciò è che le politiche monetarie della banca centrale (causa) non si manifestano istantaneamente sul sistema, ma il loro effetto è riscontrabile solo retroattivamente ed in maniera del tutto ritardata. Infatti se ci pensate noi in questo momento ci troviamo in un periodo di deflazione profonda, ed i tassi sono ai minimi storici.

Ma l’effetto deflazione è stato provocato dalla politica delle banche dell’estate scorsa, quando i tassi erano alle stelle ed il ritiro di denaro è stato notevole. Ora per vedere gli effetti di questa nuova politica a tassi ridottissimi ci vorrà più o meno la fine del 2009. Mi trovo perciò perfettamente d’accordo con l’opinione del governatore federale della FED, Jaffrey Lacker, secondo cui il tramonto del 2009 segnerà la fine della recessione e l’inizio della ripresa. Anche se non condivido la bizzarra politica dei tassi, a mio avviso troppo ridotti, si parla di una riduzione eccessiva fino a 0-0,25%, e che affatica il mercato dei corporate bond e treasury bond (fonte di finanziamento primaria delle imprese pubbliche e private).

Comunque per approfondire l’argomento ho scritto un esaustivo articolo per trend-online.com (sito collaboratore di yahoo finanza) e vi invio il link, http://www.trend-online.com/?stran=izbira&p=prp&id=212480 . Si tratta di un’analisi macroeconomica che troverete di certo utile per farvi un buon quadro generale della situazione economica internazionale.

A Cura di Giovanni Romano,
Autore di “Il Professionista delle Opzioni”


Investire in azioni e etf

Oggi vi riporto una utile risorsa di un esperto di coaching finanziario che sicuramente sta facendo parlare di se: Roberto Pesce.

Ho quindi deciso di pubblicare ul suo videotraining introduttivo e di metterlo a disposizione di tutti i lettori del blog per visionarlo online o scaricarlo sul proprio pc.
VIDEOTRAINING GRATUITO: INVESTIRE IN AZIONI E ETF

Nella prima parte del video, parlo di:

* Perché investire in azioni
* Analisi dei cicli di borsa dal 1902 al 2009 e dei vari momenti di crisi
* Confronto tra i dati di rendimento storico di azioni, oro e titoli di stato
* Le strategie e i risultati di Warren Buffett
* Come ottenere un rendimento medio superiore al 10% annuo tramite l’acquisto di un ETF sul mercato USA (SPY)
* Perchè adesso è il momento migliore per iniziare a investire!

Nella seconda parte, invece, potrai vedere (ma ATTENZIONE perchè dovrai fare un secondo accesso!) :

* Le differenze più importanti tra investire in singole azioni o ETF
* I requisiti necessari per ottenere ritorni medi annui del 5-8% con un’impegno di 1 ora ogni tre mesi
* I requisiti necessari per ottenere ritorni medi annui superiori al 10% con un’impegno di 1 ora ogni settimana
* Come diventare un investitore part-time che utilizza tecniche di trading professionali
* Come proteggersi dai rischi di perdita
* Analisi di due operazioni con ETF dal rendimento superiore al 40%
* Analisi del titolo FIAT e come evitare errori catastrofici

continue reading…

Crisi Borsa

Come sfruttare il panico da vendite in Borsa

Il crollo delle Borse sta offrendo ottime opportunità di guadagno soprattutto ai day-trader, cioè investitori che hanno un’ottica temporale dei loro investimenti di brevissimo periodo. Anche con un capitale molto modesto è possibile inserirsi in questo contesto di elevata volatilità per effettuare veloci “mordi e fuggi” (dalla durata di pochi minuti) sui titoli che presentano quotidianamente i sintomi della “debolezza cronica”. Nel mio ebook Trading a Capitali Ridotti spiego dettagliatamente il modo in cui è possibile organizzarsi al meglio per diventare dei bravi mini day-trader in modo tale da potersi creare nel tempo delle interessanti rendite finanziarie.

Già lunedì 9 marzo avevo cominciato a interessarmi a Impregilo (simbolo: IPG), un titolo appartenente all’indice S&P/Mib40, in quanto mostrava un grafico decisamente propedeutico per ulteriori approfondimenti ribassisti. In quella seduta riuscivo a shortare (vendere allo scoperto) il titolo da 1,842 fino a 1,81 ottenendo circa 60 euro netti in pochi minuti (vedi anche il post relativo sul mio blog Crescita Finanziaria 3x), ma mancavo per un soffio il successivo spike ribassista (l’ultima ondata di vendite) che portava il titolo in pochi secondi fino a 1,73 con conseguente sospensione per eccesso di ribasso! Peccato! A fine seduta ecco come si presentava il grafico giornaliero del titolo.

Nella seduta di martedì 10 marzo ho continuato a seguire il titolo sempre alla ricerca di un punto di svolta del mercato (gli ND Point che spiego minuziosamente nel mio ebook). Dopo aver individuato un ND Point su una soglia psicologica rilevante (1,70), avevo anche notato che il titolo mostrava una certa debolezza nonostante l’indice principale di mercato stesse confezionando un rimbalzo verso l’alto abbastanza deciso.

Studiando il grafico intraday a 5 minuti ho visto che il titolo stava formando un triangolo discendente ribassista ed era vicinissimo ad effettuare il breakout del minimo di giornata posto a 1,721. Ho pensato così di anticipare il mio ingresso short a 1,72 piuttosto che sul breakout dell’ND Point posto a 1,70. In meno di 3 minuti i prezzi crollano fino in area 1,67 configurando un classico panico da vendite (panic selling). Esco a 1,684€ portando a casa 82 euro netti.

Da notare che il capitale investito, utilizzando leva 10 e considerando che ho venduto allo scoperto 2500 azioni a 1,72€, è stato pari a 430 euro per un ROI del 19% in circa 3 minuti. Questo è Trading a Capitali Ridotti!

Alla prossima!

A cura di Nicola D’Antuono,
Autore dell’ebook “Trading a Capitali Ridotti”

Mercati, operatori & opzioni
Borsa Italiana Mercato

Salve cari lettori. In questo post voglio farvi una panoramica del mercato finanziario e dei suoi operatori, fino ad arrivare alle opzioni finanziarie viste in tutto il loro splendore.
Possiamo definire il mercato finanziario il luogo dove è posta in essere la compravendita di strumenti finanziari. La ragion d’essere del mercato finanziario è ovviamente la moneta ed il suo valore, il cui andamento dipende dal mercato internazionale delle valute (forex). Parallelamente al mercato finanziario si muove anche la borsa merci, dove sono quotati i commodity futures, ossia dei derivati molto simili a polizze di deposito che assicurano la disposizione su uno stock di merce.

Il forex e la borsa merci non sono oggetto della nostra operatività, piuttosto ce ne serviamo per elaborare delle analisi macroeconomiche ed intermarket molto utili a fini previsionali. La nostra attenzione si pone sulla borsa valori, il cui centro è lo scambio di partecipazioni ed obbligazioni. Le partecipazioni sono le comuni azioni, dove gli acquirenti diventano soci e finanziatori interni, mentre le obbligazioni sono delle emissioni di debiti da parte delle società, infatti un obbligazionista diviene finanziatore esterno e creditore della società stessa.

Un ulteriore importante ramificazione del mercato finanziario sono i mercati dei derivati. Nei mercati derivati si scambiano strumenti finanziari derivati da determinati sottostanti scambiati nel mercato secondario. I derivati più importanti sono i futures e le opzioni.
Ora che abbiamo definito grosso modo quelli che sono i principali strumenti finanziari, passiamo in rassegna i diversi operatori. Il prima tipologia è costituita dai risparmiatori, quest’ultimi sono spesso acquirenti delle obbligazioni, in quanto amano investire i soldi al sicuro (infatti sono definiti anche cassettisti) e con un rendimento accettabile nel lungo periodo.

Poi ci sono gli investitori, essi sono spesso azionisti, i quali sono consapevoli di accollarsi i rischi di impresa, ma che sul medio o lungo periodo possono beneficiare al contempo di probabili rendimenti più consistenti rispetto agli obbligazionisti a seguito dell’apprezzamento delle azioni e della cessione di eventuali dividendi. Infine come terza categoria ci sono gli speculatori, ossia degli operatori che investono nel mercato nel breve termine attraverso strumenti derivati che sfruttano la leva finanziaria. A questo punto siamo di fronte alla figura del trader vero e proprio, e cioè la posizione più rischiosa e allo stesso tempo potenzialmente più remunerativa che esiste nel mercato.
Ora personalmente, sin dal mio approccio con il mercato finanziario capì che ero molto attratto dai guadagni consistenti e protratti nel breve periodo. Così mi trovai di fronte ad un bivio, e cioè se era meglio specializzarmi nei future o nelle opzioni. La mia scelta è ovvia, ed i miei maestri mi ci fecero arrivare con ragionamenti concreti e pratici.

Infatti io in quanto giovane e particolarmente poco solido a livello patrimoniale, mi resi conto che i future non facevano per me. Infatti essi se tenuti sino alla scadenza precludono l’obbligo di esercizio del lotto, e non solo, essendo strumenti di contrattazione a margine la potenziale perdita può protrarsi molto oltre il capitale investito.
Così ho approfondito lo studio sulle opzioni e capii presto che le opzioni erano davvero una rivoluzione, perché inglobano tutti i vantaggi dei future scartandone tutti i pericoli connessi. Infatti le opzioni nonostante abbiano un bel effetto leva paragonabile a quello dei future, non precludono l’obbligo di esercizio, ed il capitale di rischio si ferma a quello investito ed usato per aprire la posizione. Come già detto all’inizio della mia carriera non avevo molti soldi, così mi specializzai nelle opzioni, ma fu la scelta migliore della mia vita, perché ancora oggi, che a livello finanziario sto molto bene, continuo ad operare con le opzioni, perché i future non mi hanno soddisfatto e sono molto meno flessibili in termini strategici rispetto alle opzioni.

Le opzioni possono avere come sottostante azioni, indici, valute, merci o tassi. Restrinsi ancor più il campo di analisi specializzandomi nelle opzioni su azioni (stock option). Infatti le opzioni su azioni sono in assoluto le migliori in quanto forniscono spunti fortemente concreti di analisi.

Ora chiudo rinfrescandovi il concetto di opzioni e sintetizzando il più possibile. Le opzioni possono essere o europee o americane. Io sono un operatore in opzioni americane, questa tipologia di opzioni si differenziano da quelle europee per il fatto che possono essere esercitate anche prima della scadenza. Come si può comprendere le opzioni americane sono perciò molto più flessibili rispetto a quelle europee, così non ho dubbi su quale tipologia usare. Le opzioni possono essere di tipo Call o Put.

Un’opzione Call costituisce il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare entro una certa scadenza 100 azioni ad un prezzo prefissato detto strike price, e pagando un corrispettivo premio. Badate bene che ho detto il diritto, ma non l’obbligo, infatti il compratore di un’opzione giunta alla scadenza, potrà scegliere se esercitare o rinunciare al suo diritto.
Un’opzione Put invece costituisce il diritto, ma non l’obbligo, di vendere entro una certa scadenza 100 azioni ad uno strike price prefissato e pagando un corrispettivo premio.
Il compratore di un’opzione Call ha aspettative rialziste, mentre il compratore di un’opzione Put ha aspettative ribassiste.
Con un opzione Call o Put che sia, si ha a disposizione un contratto che controlla 100 azioni, perciò ogni variazione del sottostante deve essere moltiplicata per 100.

Infatti ammettiamo di possedere un’opzione con strike 70$, e dopo averla acquistata, e nello stesso giorno, il sottostante varia da 70$ a 75$. Se avremmo posseduto una sola azione avremmo guadagnato solo 5$, ma con un’opzione la variazione deve essere moltiplicata per 100 volte, così in questo caso avremmo guadagnato, senza tener conto di particolari calcoli matematico-finanziari, circa 500$!
Approfittate di questi giorni di promozione, per pochi euro potete entrare in possesso di un ebook davvero completo e che vi guiderà verso i vostri primi profitti.

A Cura di Giovanni Romano,
Autore di “Il Professionista delle Opzioni”
Fonte Brunoeditore.it

Dal baratto al signoraggio Prima Parte
Signoraggio e baratto

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In uno degli ultimi interventi nel blog (fine 2008), in occasione dell’ultima parte del mio articolo sulla crisi finanziaria, mi è stato chiesto di parlare del signoraggio bancario.

L’argomento suscita sempre molto interesse in rete ed è particolarmente complesso per via di due correnti di pensiero che lo riguardano: una di tipo “scandalistico” molto in voga in rete ed un’altra “tradizionalista” portata avanti dalle istituzioni (detta “negazionista” dai sostenitori della linea scandalistica).

Prima di esporvi la mia opinione personale, preferisco analizzare l’argomento. Inoltre già mi conoscete e sapete che non sono il tipo che dice <>. Preferisco ragionare solo sul dimostrabile scientificamente e matematicamente come tra l’altro ho fatto nel mio libro “Autoconsulenza Finanziaria”.
Oltre al signoraggio, avevo intenzione di scrivere un excursus sulla storia dell’economia, e, alla fine, ho scritto un articolo che comprendesse entrambe le tematiche. Per me è stato un grosso lavoro sviluppare quest’articolo (dato che al momento sto scrivendo il mio secondo libro) ma non ho voluto rimandare in quanto questi temi sono di scottante attualità per coloro che vogliono capire le basi dell’economia.

Possedendo basi di storia dell’economia possiamo capire gli eventi storici che hanno portato le istituzioni a fare determinate scelte anziché altre e, quindi, l’articolo sarà sviluppato come una dissertazione che presenterà dei fatti storicamente accaduti (e dati per certi dagli studiosi) e la loro possibile interpretazione.
Gli argomenti saranno suddivisi in varie parti che ripercorreranno la storia dell’uomo e dell’economia che verranno pubblicati periodicamente. L’elenco degli argomenti sono:

1. L’economia nella preistoria.
2. La nascita del Baratto.
3. Lo sviluppo del Baratto.
4. La nascita della Moneta.
5. Dalla Moneta al Signoraggio.
6. Il sistema Gold Standard.
7. Effetti della stampa incondizionata di Banconote.
8. Perché l’utilizzo delle Banche Centrali Private.
9. L’utilizzo della Riserva Frazionale.
10. La Teoria del Signoraggio Bancario.

Oggi parleremo quindi dell’economia nella preistoria.
Sin da quanto l’uomo è stato in grado di comunicare ha avuto la necessità di avere un sistema economico di supporto. Inizialmente gli esseri umani erano dei nomadi, abitavano in caverne e sfruttavano ciò che la natura potesse offrire. In pratica si mangiava frutta e verdura trovata sul posto, si cacciavano gli animali e poi, quando le risorse naturali si esaurivano ci si spostava in cerca di un nuovo rifugio (probabilmente lontano qualche chilometro) in cerca di nuove risorse da sfruttare.

In una società simile dove ci si spostava di continuo era praticamente impossibile poter formare comunità che superassero la ventina di elementi. Pensate che un numero elevato di persone hanno bisogno per sopravvivere di molte risorse, oppure, di spostarsi molto frequentemente per l’esaurimento rapido delle stesse.
In una comunità così piccola ovviamente non esistono specializzazioni del lavoro e tutti fanno tutto. In pratica le femmine si occupavano della prole e i pochi vecchi presenti (all’epoca molto rari per via dell’altissima mortalità) facevano in pratica i mantenuti o al più producevano le amigdale (pietra tagliente usata come arma o coltello) necessarie alla caccia. Tutti gli altri effettuavano lo stesso lavoro: caccia, perlustrazione e raccolta di cibo.

Pur essendo una comunità così elementare, necessitavano ugualmente di un economia. Il fatto di mantenere gli anziani o le femmine del branco rimaste vedove era in pratica una primitiva forma di welfare con tassazione. I maschi in forze dovevano cacciare per sè, la loro famiglia e tutti gli inabili del gruppo devolvendo parte del loro lavoro per tale scopo. Quando il proverbio dice che nella vita di sicuro ci sono solo la morte e tasse evidentemente non scherzava considerando che è così in pratica dalla preistoria.

In quest’epoca esistevano inoltre dei mercanteggiamenti all’interno del gruppo e fra gruppi estranei. All’interno del gruppo ci si scambiavano gli oggetti (tipo delle pelli cacciate in cambio di ornamenti) ovviamente senza uso di monete, mentre fra gruppi si mercanteggiavano le persone. Spesso, o per il fato, o per per problemi legati alla mortalità, una comunità poteva ritrovarsi in penuria di femmine o maschi che comprometteva la sopravvivenza del gruppo stesso.

Un gruppo andava in un altro portando in dono del cibo (generalmente) in cambio ad esempio di una femmina e l’altro gruppo accettava per diminuire il numero di bocche da sfamare.
Quindi in definitiva possiamo dire che già nell’epoca preistorica un sistema economico, già esisteva anche se molto rudimentale.

A Cura di Petrizio Messina,
Autore di “Autoconsulenza Finanziaria”
Fonte: Blog Bruno editore.it

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In finanza con il termine opzione (o option) si intende quel particolare tipo di titolo derivato che conferisce al possessore il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare o vendere il titolo sul quale l’opzione stessa è scritta, chiamato strumento sottostante, ad un determinato prezzo (strike price) e/o entro una determinata data. Le opzioni possono avere i più diversi sottostanti: azioni, commodities, tassi di interesse, etc.

La differenza fondamentale delle opzioni rispetto agli altri strumenti derivati consiste nella definizione dei diritti del possessore: egli non è obbligato ad acquistare/vendere il sottostante, ma può farlo se esercitando l’opzione ne trae una convenienza economica. Per tale ragione sono detti titoli derivati asimmetrici.

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